BIOGRAFIA

 

Ultime mostre

 

Sinfonia silente, Galleria Elle Arte - Palermo 2018

Elogio della Luce, collettiva, Galleria Elle Arte Palermo 2018
Kunstkammer, collettiva Muef Art Gallery, Roma 2017
Umbra Luce, Galleria Elle Arte Palermo 2017
Umbra Luce , Studio Dike,  Roma 2016
Disegni, Tivoli Scuderie Estensi 2011
Acquarelli, collettiva, Frasso Sabino 2010
Acquarelli, Fara Sabina 2009  
Disegni,  collettiva Poggio Moiano. 2009
Opere su carta , collettiva Tivoli Villa D'Este 2009
Premio Oliva d’oro Toffia, 2009
Miraggi, Teatro Eliseo, Roma Dicembre 2008
Paintings, Supermart Galleria ARCH, Roma  2008
Miraggi, Galleria Salottolmino, Roma 2008
Miraggi, Gallery-art-Winebar, Roma 2008
Primaverarte, Galleria  La Bitta, Roma, 2008
Nudi, Galleria Wunderkammer, Roma 2008
Museo Bazar, Arch Galleria delle cose, Roma 2007
Nature morte, collettiva Sala del Comune di Rieti, 2007
Suggestioni dal Tevere, Galleria delle Cose, Roma 2007
Nudi notturni, Immagine Design, Roma 2007
Paesaggi , Poggio San Lorenzo, 2007
Supermart, Arch Galleria delle cose, Roma 2007
I Quattro Elementi, Spazio Micro, Roma 2007
Nature morte, Sala del Comune di Rieti, 2007
Nudi notturni, Arch Galleria delle cose, Roma 2007
Collettiva di artisti figurativi, Frasso Sabino, 2007

Artista figurativo romano, da anni espone i suoi lavori in mostre personali e collettive. La sua formazione ha inizio  a Roma nello storico I° Liceo artistico di Via Ripetta e  la sua passione per la pittura e il disegno lo portano a frequentare i corsi del pittore belga Pierre Chariot all’Ecole Europeénne di Bruxelles. Momento importante nella sua formazione artistica è l’incontro con il grande pittore spagnolo Pedro Cano, esponente di punta del neorealismo, che ha saputo individuare le sue attitudini,  indirizzandolo verso la ricerca di un proprio stile.
La sua è una pittura ispirata alla natura vista come riflesso psicologico dell’uomo; nei suoi quadri si percepiscono atmosfere velate e visioni notturne affidate ad una personale ricerca della luce e del cromatismo. Combina la tradizione del paesaggismo romantico con la forza dei cromatismi moderni. Ricava così una scena compositiva dove le linee di forza vengono modulate dai ritmi scaturiti da una spirituale ricerca dello spazio e del colore.
Dicono che musica e pittura siano indissolubilmente legate.  Nulla mi suona più vero. La mia vita è un continuo alternarsi tra l’una e l’altra. Non saprei dire quanto il mio essere concertista tragga dalla pittura e, allo stesso modo, non so affermare quanta musica risuoni nei miei quadri”.
Massimo De Lorenzi svolge una intensa attività di concertista come solista e con importanti artisti in Italia e all’estero.

“Lo conobbi venti anni fa. Portò con se una serie di carte nelle quali io intuii le sue grandi capacità per il disegno, anche se la vera sorpresa fu quando mi disse che aveva appena finito il Conservatorio di musica come chitarrista e che amava molto la musica classica, come quella sperimentale. E’ stato un vero piacere vederlo crescere in questi due mondi. Da una parte dischi, teatro e concerti con grandi artisti e dall’altra, con lo stesso entusiasmo, il suo linguaggio pittorico cresceva si evolveva e diventava sempre più complesso  e affascinante.La sensazione che si ha di fronte a queste tele è quella di ritrovarsi in un percorso in bilico tra realtà e sogno, dove la sequenza di tronchi, fogliame e rovi, lascia intravedere un mondo carico di umori vegetali nel quale, a volte, si ha l’impressione di percepire gli odori della campagna e il sottile rumore del vento.”   - Pedro Cano

“ [...] Di tale commozione paesaggistica, privata dalla retorica del vedutismo, Massimo, proprio in virtù della sua appartenenza musicale e pigmentaria, associa e dipana il mosaico botanico e, nel rivelarlo, si nutre di sacralità assorbite dalle sue peculiari qualità percettive; essa per altro, materia perfusa dal sogno, sembra che tenda spontaneamente ad una spinoziana indifferenziata natura naturans. Una materia germinativa che di continuo approda al futuro delle sue forme e, lambendo morfologie della vita comune, si  dispone, come in Ara delle rose, in un palcoscenico non alieno alla classicità, al gusto della composizione formale, e, allo stesso tempo, ad una microepica della elegia [...]
 [...] È il Meriggio d’estate, infine, a cogliere, nel suo arroventato tessuto, quella sintesi espressiva offerta da Massimo: una pedana avvinta e abitata da quel silenzio che possiede il privilegio d’essere protagonista, e, con esso, conquistare l’ardore contemplativo, l’arcana felicità silvana, i pervadenti languidi segnali di sonore corde coperte dal timbro crepitante di foglie autunnali o il cogliere, tra zolle e nubi, l’alba di un primaverile tremore.” 

Aldo Gerbino


 

acquarello
acrilico
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olio
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